Arti marziali meno conosciute
Scopri stili e sistemi di combattimento tradizionali poco noti di Asia, Europa, Africa e Americhe, e la loro ricca storia culturale.
Quando pensiamo alle arti marziali, è consuetudine richiamare alla mente discipline diffuse come karate, judo, taekwondo, kung fu, pugilato o jiu-jitsu brasiliano. Diverse di esse vantano milioni di praticanti nel mondo e sono divenute autentici riferimenti internazionali attraverso cinema, televisione e competizioni sportive. Tuttavia, l’universo delle arti marziali è straordinariamente più vasto. Esistono centinaia di sistemi di combattimento, molti dei quali rimangono praticamente ignoti al di fuori delle proprie terre di origine.
Classificare con rigore queste differenti tradizioni pone la difficoltà di stabilire che cosa costituisca un’arte marziale autonoma e che cosa rappresenti una variante, una scuola o uno stile interno a una disciplina più ampia. Inoltre, molte tradizioni sono state trasmesse di generazione in generazione senza istituzioni internazionali incaricate di registrarle formalmente. Ciononostante, la consistenza dei sistemi ancora praticati riflette la straordinaria diversità culturale fiorita intorno all’arte del combattimento corpo a corpo.
Asia
L’Asia raccoglie una parte fondamentale di queste discipline.
In Giappone, oltre ai celebri karate e judo, figurano discipline come lo shorinji kempo, che unisce tecniche di autodifesa a un impianto filosofico mirato alla crescita personale dell’individuo; il naginatajutsu, incentrato sull’impiego della naginata, un’arma inastata tradizionale analoga alla falcione; e l’hojōjutsu, un antico metodo che utilizzava corde per immobilizzare e vincolare prigionieri. Alcune di queste discipline hanno assolto funzioni militari o di polizia prima di evolversi in pratiche cerimoniali preservate.
La Cina esprime una varietà ancora più cospicua. Il termine kung fu comprende una molteplicità di stili distinti; alcuni videro la luce all’interno di complessi monastici, mentre altri si svilupparono in comunità rurali o vennero custoditi gelosamente all’interno di ristrette cerchie familiari:
- Bajiquan (Bā Jí Quán): Noto per colpi esplosivi a corta distanza, impatti corporali decisi e vigorosa penetrazione d’urto.
- Piguaquan (Pī Guà Quán): Contraddistinto da movimenti ampi e circolari delle braccia, capaci di sferrare colpi frustati. Viene spesso insegnato in combinazione con il Bajiquan.
- Xingyiquan (Xíng Yì Quán): Uno dei sistemi interni più rilevanti. Presenta offensive lineari dirette e incisive, modellate sulla teoria dei cinque elementi e sui comportamenti di vari animali.
- Baguazhang (Bā Guà Zhǎng): Riconoscibile per la caratteristica andatura circolare e per il costante mutamento di angolazioni. Sfrutta disimpegni evasivi, torsioni del tronco e attacchi da posizioni insolite.
- Tongbeiquan (Tōng Bèi Quán): Ricerca lo sviluppo della potenza attraverso la coordinazione biomeccanica tra schiena, spalle e distensione delle braccia.
- Choy Li Fut (Cài Lǐ Fó): Disciplina del sud della Cina che compendia influenze settentrionali e meridionali, celebre per traiettorie circolari e lavoro di gambe dinamico.
- Hung Gar (Hóng Jiā): Tra gli stili meridionali più conosciuti. Si distingue per posture basse e salde, tecniche ispirate a figure animali e un rigoroso condizionamento muscolare.
- Gru Bianca / Baihequan (Bái Hè Quán): Ispirato alle movenze della gru. Predilige colpi rapidi di mano, schivate agili e impatti a corto raggio attraverso molteplici ramificazioni regionali.
- Ditangquan (Di Tǎng Quán): Incentrato su abilità acrobatiche e scontro al suolo, incorporando cadute simulate, capriole fulminee e manovre di contrattacco non convenzionali.
- Zui Quan (Zuì Quán): Il noto stile dell’ubriaco. Emula le andature barcollanti di una persona ebria per rompere la cadenza avversaria, dissimulare varchi e portare colpi inaspettati.
- Yingzhao Fanziquan (Artiglio dell’Aquila): Alterna prese articolari e pressioni su punti anatomici con movimenti repentini, noto in particolare per la tempra di mani e dita.
- Tanglangquan (Pugilato della Mantide): Riproduce concettualmente la rapidità predatoria della mantide religiosa. Comprende diversi rami, quali Meihua Tanglang, Qixing Tanglang e Taiji Tanglang, ciascuno dotato di tratti specifici.
Fuori dall’Asia
In Brasile, la capoeira fonde combattimento, musica, dinamiche acrobatiche ed espressione identitaria. Sebbene goda oggi di risonanza planetaria, per lungo tempo è rimasta legata alle comunità afrobrasiliane e ha dovuto resistere a prolungate persecuzioni istituzionali prima di essere pienamente riconosciuta.
In Europa sopravvivono molteplici sistemi tradizionali. La savate francese, storicamente indicata come boxe française (denominazione derivata dal termine antico che indicava la calzatura consumata, in memoria delle scarpe pesanti indossate dai praticanti nelle sue origini di strada), contempla due formule regolamentari: l’Assaut (confronto tecnico senza violenza d’impatto) e il Combat (combattimento a pieno contatto). Impiega prevalentemente tecniche di percussione con le gambe e pugni mutuati dalla boxe tradizionale.

Anche il continente africano custodisce usanze marziali di rilievo. Emerge con vigore la lutte sénégalaise, disciplina lottatoria del Senegal che abbina proiezioni e percussioni a mani nude, costituendo un pilastro fondamentale dello spettacolo sportivo e delle consuetudini popolari. In altre regioni del continente, forme tradizionali di lotta rimangono legate a celebrazioni comunitarie e riti stagionali.

Nel sud-est asiatico troviamo il bando del Myanmar, che unisce percussioni, prese e difesa disarmata, accanto al lethwei, anch’esso birmano, noto per l’asprezza del confronto agonistico e per l’ammissione di testate a mani nude, prassi estranea agli altri sport da combattimento. Nelle Filippine, le tradizioni collegate di arnis, eskrima e kali hanno sviluppato metodologie articolate di lotta con bastoni, lame e armi occasionali, integrate da manovre a mani nude.
La vitalità di queste discipline conferma che le arti marziali non nacquero come semplici passatempi sportivi. Esse assolsero ruoli storici determinanti: forgiare guerrieri, proteggere villaggi, istruire contingenti armati, preservare liturgie religiose e comporre liti. Accostarsi a un’arte marziale poco nota significa perciò esplorare da vicino le vicende e i valori di una comunità umana.
In definitiva, parlare di arti marziali significa confrontarsi con un patrimonio culturale enorme e difficile da quantificare. Oltre ai confronti visibili nei Giochi Olimpici, nelle produzioni cinematografiche o nelle grandi arene internazionali, continua a esistere una costellazione di tradizioni particolari. Ognuna riflette, a suo modo, la memoria, i bisogni pratici e la cultura dei popoli che le diedero forma. Esplorarle consente di comprendere che le arti marziali superano la mera tecnica di scontro: esse rappresentano una via preziosa per custodire la memoria culturale dell’umanità.